tagliatelle al sangue

Domenica mattina. Un tavolo, un tagliere, un mattarello, uova e farina; la rassegnata “passione” di una donna rimasta sola in casa, dove nel silenzio della sua cucina, rotto a tratti dal giornale radio, pensa a ciò che dovrà fare. Perché per una donna, nella preparazione e nella lavorazione di una sfoglia c’è molto di più di qualche semplice ingrediente: ogni tagliere, ogni mattarello, è intriso di suoni e immagini del passato e conserva tra le venature del legno il ricordo di amori traditi, delitti irrisolti, stragi insensate, aerei caduti, stazioni dilaniate. E poi i figli: quelli partiti, quelli perduti. Quelli che nessuna ha mai concepito.  Eventi confusi che emergono a tratti dal vissuto quotidiano. Acqua, aria, terra e fuoco, vengono impastati da sapienti mani. Sopra ad un tavolo che funge da altare, tagliere e matterello, diventano così  “testimoni” di quest’atto che la donna compie; sono i “consumati” strumenti di una “laica” e “pagana” liturgia, di un rito, attraverso il quale restituiscono a una gente la memoria della loro esistenza trasformata nel “miracolo” del cibo; una “grazia”, questa, che la “missione-calvario” di una donna, fa “apparire” all’uomo attraverso una visione, della quale, esso stesso, non sa cogliere il significato di questo tormento; un supplizio, un canto crudele, che la donna “creatrice”, come portando una stigmate, rivive su di sé: sofferenza e dolore di tutto ciò che un padre, un marito, un figlio, spesso, non vedono, non capiscono, non immaginano. E allora, come una preghiera, la donna recita la propria passionale “Iliade”, nella quale si perde per poi ritrovarsi: un atto di eterno amore, una confessione a se stessa e a Dio, che a differenza dell’uomo, solo una donna può fare.

 

 

una produzione

Piccoli Trasporti Teatrali

in collaborazione con

Teatro del Navile di Bologna

 
 

 

di e con

massimo manini

luci, audio e video/basilio presti

 

regia/massimo manini