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il piccolo bambino ebreo (l'affaire mortara)
Bologna 23 giugno 1858. La polizia pontificia, per ordine di Papa Pio IX, bussa alla porta del mercante ebreo Mortara, strappandogli con la forza il figlio Edgardo, di soli cinque anni, in seguito a un presunto battesimo. La Chiesa, che a quei tempi non tollerava il fatto che un bambino, divenuto cristiano, potesse continuare a vivere in una famiglia ebrea, ordina il sequestro e il trasferimento di Edgardo a Roma, nella Casa dei Catecumeni, per iniziarlo all’educazione cattolica. Comincia così, una disperata vicenda umana, che porta la famiglia Mortara a a rifugiarsi nel dolore per arrivare alla rovina. Un caso talmente contorto, a metà tra il dramma individuale, il pregiudizio religioso e la vicenda politica, che, proprio per l’importanza che ebbe sul processo dell’imminente unificazione italiana, venne continuamente ridimensionato e col tempo definitivamente insabbiato. Una storia vera, appassionata, documentata e ricca di colpi di scena, fatta di dispute e controversie tra i genitori del piccolo Edgardo e il resto della società d’allora: dalla Santa Sede agli uomini di potere, agli avvocati, ai diplomatici, agli ambasciatori e ai capi di stato di tutto il mondo, al popolo: tutti, chi più chi meno, responsabili di questa vicenda. Una storia affascinante e così distante da noi che viene da chiedersi: ma che cosa c’entra tutto questo, con la shoah? C’entra; eccome. D’altra parte, “Ci si può sorprendere di fronte all’enunciazione di qualsiasi teoria negazionista, nonostante i milioni di morti avvenuti, quando il contestare l’esistenza dei fatti, ciò che hanno fatto gli uomini, è sempre esistito?”. Ecco, perché, è necessario raccontare anche questa storia. |
una produzione Piccoli Trasporti Teatrali col patrocinio del Comune di Bologna
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di e con massimo manini alessandra montani
violoncello/alessandra montani fisarmonica/massimo manini
regia/massimo manini
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